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Topic: Send Farrington here!
Monica Manzolillo
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Send Farrington here!
on: March 30, 2016, 22:31

http://www.learningliterature.it/Controparti.zip

Eccoci dunque al nostro secondo racconto. Questa volta faremo però il percorso inverso perché partiremo dalla riscrittura e leggeremo l'originale solo in un secondo momento. Cliccando sul link in alto avrete la traduzione in italiano del rimaneggiamento di Belinda (che nome fantastico!) McKeon. Vi invito a leggerlo subito e a darci le vostre immediate impressioni. Sono sicura che vi piacerà moltissimo e che troverete molti tratti della nostra vita quotidiana perfettamente rappresentati. A breve vi forniro' il testo nella versione originale in inglese che è quella a cui, come ben sapete, dovete sempre far riferimento.

Iniziate però subito con questo per la comprensione generale. A prestissimo allora…. giusto il tempo di fare qualche scansione!


Monica Manzolillo
Administrator
Posts: 107

Reputation: 1
Re: Send Farrington here!
on: March 31, 2016, 21:51

Ecco il link per scaricare il racconto in lingua originale inglese. Allora buona lettura e a prestissimo con i vostri commenti. Dono davvero ansiosa di leggerli!

http://www.learningliterature.it/COUNTERPARTS.pdf


IlariaDiCarlo
Member
Posts: 8
I.DICARLO@STUDENTI.UNISA.IT'
Reputation: 0
Re: Send Farrington here!
on: April 6, 2016, 17:50

Salve a tutti!


Questa riscrittura mi ha davvero colpito perchè, come già detto, ritrae molti tratti della nostra vita quotidiana. La lettura è stata molto scorrevole e non ho trovato particolari difficoltà nella comprensione.


La narratrice è una ragazza irlandese trasferitasi a New York, Elizabeth, che non riesce a scrivere un comunicato stampa sull'evento 'RE: Joyce' e passa il tempo a twittare e a controllare le notizie sui social. A causa di questo suo comportamento la donna viene licenziata ma la cosa sembra quasi non toccarla particolarmente, tant'è che nella parte finale del racconto continua a leggere e a commentare ciò che accade sul suo iPad: 'She goes back to Twitter, and opening her notifications is not even necessary; the reactions are all over her feed'.


E' come se vivesse in un mondo parallelo, quello dei social network che l'ha allontanata dal mondo reale e dalle relazioni sociali. Questo è particolarmente evidente nel passo in cui Elizabeth si reca alla metro: 'Running to the subway, so no time to check anything, no hands free anyway, gloves on and not the ones you can get now with the little touchscreen surface on the finger and thumb; and on the train, body against body against body, and the unseeing eyes of so, so many neighbours, so, so many companions'.


Monica Manzolillo
Administrator
Posts: 107

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Re: Send Farrington here!
on: April 8, 2016, 10:36

Giusto Ilaria, ma ti inviterei a riconsiderare l'età della protagonista. Siamo sicuri si tratti di una ragazza? C'è un passaggio in cui vi è un accenno a che tipo di stagista sia che la dice lunga anche sul suo senso di isolamento. Dunque la paralisi del popolo dei social networks. Persone che passano tutto il tempo a messaggiarsi con gente dall'altra parte del mondo e non salutano il vicino di casa. Su questo però vi chiedo di ampliare. E sull'evento joyciano in preparazione cosa mi dite? Che riflessioni avete fatto leggendo il racconto?


Annachiara Piscitelli
Member
Posts: 11

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Re: Send Farrington here!
on: April 9, 2016, 21:13

Ho trovato questo secondo racconto particolarmente interessante, sia per la tematica attuale sia per il modo in cui è scritto.


Innanzitutto, a differenza del racconto precedente, questo non è scritto in prima persona ma vi è la presenza di un narratore che riesce a penetrare nella mente della protagonista, Elizabeth, e a restituire al lettore i suoi pensieri e le sue sensazioni. Ciò che mi ha colpito, infatti, è stato il modo in cui, pur non essendo Elizabeth a parlare in prima persona, Belinda McKeon ci ha mostrato la sua interiorità e il suo modo di percepire la realtà.


Tutto il racconto sembra essere una sorta di registrazione di impressioni momentanee intervallate da riflessioni più ampie. Questa duplicità è rispecchiata dalla forma del testo che alterna frasi brevi e lapidarie (come "Punching. And hustling. And scrambling. And scaling. And lying. And levitating.") a periodi più articolati (come "Which frustrates her, but at the same time impresses her, and, at the same time, it strikes her, make the whole business of the child being taken by – let's face it – a pedofile even more unfortunate, if that were possible, even more awful: to have the luck to be born into a house where your parents possess the intelligence required to set their pages to Private, and then to be snatched away by a half-bred maniac").


Nel testo sembrano scontrarsi due realtà: quella esterna alla protagonista, rappresentata dal luogo di lavoro, dal direttore, dal compito da portare a termine, e quella interna ad Elizabeth, il suo mondo a base virtuale, il flusso di pensieri e sensazioni che la attraversa. Questo personaggio sembra essere paralizzato nella sua incapacità di prendere le distanze e dai dispositivi elettronici e dai social network, tanto da doverlo ricordare a se stessa: "STAY OFF THE FUCKING INTERNET". La sua condizione è la stessa di un tossicodipendente, consapevole della situazione in cui si trova ma costantemente bisognoso dell' ultima dose. Elizabeth sostituisce a <<l'ultima sigaretta>> di Zeno Cosini, <<l'ultimo post>> su Twitter. La morbosità con cui la protagonista controlla le notizie e fa le sue ricerche da vera e propria "stalker", ci restituisce l'immagine di una persona incapace di guardare dentro se stessa, di rapportarsi con gli altri nella vita reale, e timorosa del giudizio altrui, come emerge dal fatto che scrive, cancella e riscrive tweet sul caso Anastasia, preoccupata com'è della sua immagine virtuale.


Il finale del racconto lascia il lettore in sospeso: c'è o non c'è epifania? Elizabeth viene licenziata ed è questo che riesce a scuoterla, a "svegliarla", a mostrare un principio di cambiamento. Finalmente riesce a disconnettersi e a fissare lo schermo senza dover necessariamente cercare post, notizie, immagini. Ciò che veramente sembra cercare a questo punto, è la sua identità: "she stays staring at the dark screen for a moment as though it might give something, as though it might be something other than a flat pane of glass in which she cannot discern even her own shadow".


Sara Concilio
Member
Posts: 10
s.concilio8@studenti.unisa.it'
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Re: Send Farrington here!
on: April 11, 2016, 19:16

Ciao a tutti,


Ho trovato il racconto molto attuale e scorrevole.


La protagonista è una donna, Elizabeth, così dipendente dai social network da non riuscire a vivere la vita reale. In questo è evidente il concetto di paralisi che riguarda non solo lei ma l’intera società; ad esempio le persone nel treno che evitano ogni tipo di contatto con il mondo esterno “and on the train, body against body against body, and the unseeing eyes of so, so many neighbours, so, so many companions. Please Stand Clear of the Closing Doors, the voice over the tannoy says, and nobody stands anywhere but where they already are” ma anche lo stesso Sullivan, il suo capo, si dimostra dipendente, perchè decide di licenziare la protagonista proprio per ciò che ha scritto sui social, preoccupato che le sue parole possano aver influito negativamente sull’azienda.


Tutto ciò è la prova di come i social network paralizzino le relazioni sociali e persino i rapporti di lavoro e ciò è evidente anche dal fatto che le persone nella vita reale non si conoscono né interagiscono, mentre sui social ognuno è attento a condividere con sconosciuti ogni attimo, anche insignificante, della propria vita. A scaldare il cuore della protagonista è una e-mail, una notifica, un commento di risposta, ma se questi hanno riferimenti con la vita reale (come l’e-mail di lavoro che riceve) tutto svanisce.


Trovo paradossale che Elizabeth, studiosa solo di Joyce “ ‘Now’ he’d beamed at Elizabeth, ‘you’re a recovering Joycean, it would seem from your resumé. That must have been fun’. ‘God, there can hardly be any other kind,’ Arlene had winced from beside him. ’It’s very hard, a lot of Joyce, isn’t it, really?’ ‘ Very,’ Elizabeth had nodded, like the unemployed immigrant she was.” non riesca a scrivere un comunicato stampa che lo riguarda e si lasci paralizzare, permette cioè ciò che Joyce aveva tanto criticato.


Vi è insomma un quadro generale negativo che vede ogni singolo individuo suddito di un mondo artificiale e spesso vittima di ciò che di più negativo comporta, ovvero l’isolamento nel mondo reale.


Teresa Tito
Member
Posts: 15

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Re: Send Farrington here!
on: April 11, 2016, 20:25

Questo racconto mi è piaciuto tantissimo non solo per i vari temi che tocca ma anche il modo in cui è stato scritto e soprattutto la scelta del lessico nella traduzione italiana.

C'è da dire che è la descrizione della vita quotidiana contemporanea che rispecchia molto il concetto di "paralisi" joycesiano evidente in "All mornings are like this now. All days" e che sottolinea una certa monotonia. Non è sola Elisabeth a essere incollata al suo iPad ma tutti i newyorkesi "the New Yorkers are starting to the surface – moaning about the snow" e " nobody stands anywhere but where they already are".

"WE ARE WHERE WE ARE WHERE WE ARE WHERE WE ARE". Frase che costituisce un paragrafo a sè proprio per metterla in evidenza.

Ho notato, inoltre, la dimensione temporale. Abbiamo la descrizione dettagliata di cosa succede in pochi minuti dalle 8.19 alle 8.30. Alle 8.19 a Elisabeth viene in mente un ricordo" Eight nineteen says the clock on her screen; twenty minutes past one, the voice on the radio says. Elisabeth was in the college with that guy, the presenter of the lunchtime programme…".

Oltre al tema più evidente del racconto, quello della dipendenza dai social, si possono, a mio avviso, individuarne altri:


    la questione degli immigrati disoccupati (Elisabeth is an unemployed immagrant);

    la precarietà a 55 anni,ancora possibile essere stagisti a questa età("There is no shame in it. You could be an intern at fifty-five");

    la questione Siria che emerge da un post ("Alice Corrigan che se ne esce con qualcosa sulla Siria…bè, ok però non le immagini; Elisabeth non si farà fregare ancora a guardare le immagini; impossibile cancellare dalla mente quando l'hai viste, quelle cose là.") EISABETH E' STATA IN SIRIA? MA COSA HA VISTO IN SIRIA?

"Joyce è diventato una collaborazione tra la New Jork Fiction House e il Ministero della Cultura irlandese, il che significa che l'Irlanda ci mette i soldi e NY l'impressione di glamour". Joyce viene visto come un prodotto commerciale, come qualcosa che fa fare soldi.

Un'ultima riflessione la dedico al titolo: "Counterparts". Da una parte, potremmo dire c'è Elisabeth, l'ossessionata dei social e dall'altra parte ciò che il suo datore di lavoro chiama "politically correct", ma tutti noi sappiamo che ormai non esiste più niente politically correct in un mondo corrotto.


Rosa Guadagno
Member
Posts: 10
r.guadagno10@studenti.unisa.it'
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Re: Send Farrington here!
on: April 12, 2016, 18:24

Ciao a tutti!

Ho trovato il racconto interessante per vari aspetti.


Innanzitutto,mi è piaciuto molto come Belinda McKeon ha riscritto il racconto joyciano seguendo una linea più attuale,ma sempre basata sull'everyday life con particolar accento sull'influenza di internet ed i social nella vita di ciascuno di noi.


Elizabeth non è altro che una ragazza emigrata negli Stati Uniti con il compito di preparare un evento joyciano. E' possibile rispecchiarsi in ciò che fa quando la mattina si alza e controlla Twitter,quando è in metro o a lavoro mentre è nuovamente intenta e presa dalle notizie in rete.E' sempre legata alle sue origini,controlla ciò che succede,probabilmente si sente un po' sola a NY,ma il suo interesse e forse curiosità nello star in rete la portano ad estraniarsi dal quello che è il mondo che in realtà la circonda,il suo lavoro. Internet è come se mettesse in mostra quanto la società sia omologata e paralizzata: in metro si sottolinea l'essere tutti ammassati,ma senza degnarsi di uno sguardo o di una parola = "body against body against body; and the unseeing eyes of so,so many neighbours,so,so many companions." .


STAI OFF THE FUCKING INTERNET , la ragazza è costretta a ricorrere all'uso di un post-it per cercare di tenere a freno il proprio ego che,come si leggerà alla fine del racconto,prevarrà e porterà la protagonista ad una condizione per lei negativa in quanto richiamata dal superiore. E' come se le importasse di più ciò che sta accadendo sul web che vivere la sua vita reale.

Questo accade anche nella nostra everyday life,quando troviamo persone che non riescono a vedere un confine tra virtualità e realtà e sembrano quasi vivere la loro vita in funzione di internet,con amici virtuali ed una realtà creata a loro piacimento perchè forse incapaci di rapportarsi con quella che li circonda. Elizabeth sembra comportarsi un po' in questo modo.


Per quanto riguarda l'evento joyciano, è come se in un certo senso passasse in secondo piano rispetto al nucleo della storia: l'evento curato dalla stagista è considerato a scopo di lucro,quasi come se la materia ed il contenuto in sé poco importassero.


Alessandro Radente
Member
Posts: 3
A.RADENTE@STUDENTI.UNISA.IT'
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Re: Send Farrington here!
on: April 16, 2016, 15:33

Buon pomeriggio!


Il racconto della McKeon si è dimostrato semplice nell'approccio e profondo nei contenuti.


La non più giovane Elizabeth lavora per la stesura di un comunicato stampa dal titolo Re:Joyce, lo scrittore porta alla memoria lo stato di paralisi/isolamento che ha coinvolto il popolo irlandese. La protagonista, anche essa irlandese vive questo stato di isolamento a New York, tuttavia non è l'unica a vivere questa esperienza,infatti più volte nel racconto vengono nominati personaggi che abusano dell'utilizzo di social network e in generale di internet, persone che parlano tra loro senza conoscersi, e non si riconoscerebbero neanche se si incontrassero per strada.


Quando vi sono riferimenti di altri personaggi ai social network ho individuato due elementi ridondanti: rabbia e lamentele Infatti più volte vengono riportate frasi come:

"Jonathan Fisher is angry abount Breaking Bad spoilers"

"Clhoe Devin is angry abount bishops"

"Richie Mulligan is always angry"

e ancora

"Alison Donnelly moaning about the rain"

"Nathan Austin .. moaning about the snow"

Tutto questo lo vedo da parte della McKeon come critica non solo all'isolamento da social network, ma anche all'utilizzo che viene fatto di questo.


L'isolamento da internet non sembra neanche affligere la protagonista, nonostante cerchi di controllarsi con post-it con su scritto "STAY OFF THE FUCKING INTERNET", il tutto si dimostra inutile, infatti poco dopo averlo letto torna immediatamente alle sue abitudini invece di pensare al lavoro che deve svolgere.

(adoro il paragone fatto da Annachiara con Zeno Cosini)


Elizabeth si dimostra in tutto il racconto come in uno stato di trance, assuefatta dall'arrivo di ogni notifica, l'unico momento in cui sembra riprendersi è dopo esser stata licenziata in cui si ritrova a fissare lo schermo nero "as though it might give something, as though it might be something other than a flat pane of glass in which she cannot discern even her own shadow". Tuttavia questo stato di consapevolezza dura poco.


Quando vengono narrati i fatti appartenti a internet mi ha dato un senso di frenesia, velocità, movimento … ma la realtà è rimasta uguale; Nel mondo reale invece i fatti mi sono sembrati stabili, senza un movimento, magari a simboleggiare ancora uno stato di paralisi.


Monica Manzolillo
Administrator
Posts: 107

Reputation: 1
Re: Send Farrington here!
on: April 18, 2016, 11:41

Devo dire che avete saputo cogliere molti aspetti interessanti del racconto. Ho letto più volte nei vostri interventi una allusione al finale, alla protagonista che viene mandata via. Ma non credete che nel racconto ci siano diffusi indizi del fatto per cui Elizabeth in effetti non solo si aspetta questa reazione ma in un certo senso la determina, quasi la desidera? Come se una volta volta allontanata dall'ufficio sentisse un senso di liberazione? Cosa ne pensate?

Vorrei inoltre indirizzare la vostra attenzione su un altro aspetto fondamentale. L'allusione all'evento joyciano sottede che tipo di rapporto con l'autore? Mi spiego meglio: in che modo è recepita la figura di questo grande scrittore nella contemporaneità?

Mentre riflettete su questi aspetti vi invito a seguirmi nel prossimo post……….


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